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CIRCOLARE AGENZIA DELLE ENTRATE N.25/E-2014 ……… SPUNTI DI PENSIERO

06 Set

Espongo un sunto con delle mie personali considerazioni, a giusto un mese, dalla pubblicazione della Circolare dell’ Agenzia delle Entrate n. 25/E del 6 agosto 2014, dove venivano chiarite una serie di iniziative che la stessa ha intrapreso e che sta perseguendo nell’ambito dell’ evasione e dell’elusione fiscale. La Circolare rafforza il principio, secondo il quale intende sempre più continuare a perseguire quella che è la centralità del rapporto con il contribuente che, nell’ambito dell’attività di controllo, deve vedere sempre maggiormente la partecipazione del cittadino al procedimento di accertamento mediante il contraddittorio.

Il fisco ritiene che un adeguato confronto con il contribuente consentirà, di rendere lo stesso partecipe, in modo tangibile e trasparente tutto questo, per perseguire i compitiFisco7 istituzionali ad essa affidati in un contesto di leale collaborazione e buona fede, dimostrando capacità di ascolto, professionalità e chiarezza nelle spiegazioni.

Asserisce inoltre di mantenere e sviluppare in maniera strutturata i rapporti di collaborazione degli uffici dell’Agenzia delle Entrate, con quelli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, le Procure della Repubblica, l’INPS, l’INAIL, la SIAE e gli enti territoriali.

Fondamentale poi i rapporti con la Guardia di Finanza che continueranno sempre ad essere improntati alla collaborazione ed al coordinamento, nell’ottica dello sviluppo di dinamiche sinergiche di azione.

Infine ma non per questo di minore importanza la collaborazione con le strutture di Equitalia che dovranno curare tutta quella che è l’attività di riscossione.

Viene poi spiegato come in concreto, l’evasione e all’elusione fiscale, non sono uniformemente distribuiti a livello territoriale e settoriale, quindi l’azione di controllo e l’analisi del rischio, deve essere riferita a ciascuna macro-tipologia di contribuenti, rispetto al territorio dove sono insediate.

Conseguenza logica dei comportamenti evasivi più gravi, è che gli stessi provocano distorsioni alla libera concorrenza che, vista in un contesto economico come quello attuale, amplificano la loro portata lesiva a danno dei contribuenti che adottano comportamenti leali con il Fisco.

La strategia del controllo sarà quindi improntata ad una significativa selezione delle forme più insidiose di frodi ed evasioni rilevanti, abbandonando rilievi di carattere meramente formale, in coerenza con il principio della proficuità comparata e avvalendosi di specifiche analisi di rischio che consentano la individuazione dei comportamenti di maggiore pericolosità.

Questa è la sintesi della prima parte della Circolare, quella che diciamo fa parte della premessa e che chiarisce gli intenti programmatici dello Stato di cui il Fisco ne è un’espressione.

Prima di tutto si capisce come il contribuente sia al centro ed a loro dire, non verrà aggredito ma sarà, anche per gli strumenti del contraddittorio parte del tutto paritetica ed il tutto nella trasparenza più assoluta.

Nello svolgimento dell’attività di controllo pertanto i singoli Uffici devono:

  • effettuare un attento esame di proficuità comparata, privilegiando gli elementi da cui possano scaturire maggiori imposte accertabili, tralasciando quelli di scarsa rilevanza in termini di recupero di imposte o, ancor peggio, di natura esclusivamente formale;
  • considerare attentamente la presenza del rischio di evasione nel settore dell’imposta sul valore aggiunto, anche in relazione alle possibili ricadute sulle altre imposte;
  • tendere ad un spostamento delle lavorazioni su annualità più recenti, al fine di ottimizzare l’attività di riscossione ed evitare l’effetto “urgenza” che scaturisce dalla   trattazione sistematica di pratiche per annualità in scadenza;
  • approfondire i casi in cui sussistono ricorrenze di comportamenti evasivi/elusivi   identici da parte di una pluralità di imprese e/o professionisti, collocati in specifiche aree territoriali, cercando di individuare l’eventuale soggetto che ha proposto i comportamenti, al fine di interrompere il reiterarsi degli stessi;
  • utilizzare i diversi strumenti di ricostruzione presuntiva del reddito con la massima   attenzione, evitando di contestare redditi non connessi con la concreta realtà riferibile al contribuente ed alla sua effettiva capacità contributiva;
  • dedicare l’attività principalmente ai settori economici con alto livello di tax gap e a quelli che meno sono stati interessati da controlli negli ultimi anni.

Le attività istruttorie esterne, potranno essere indirizzate dall’anno d’imposta 2012, tenendo conto, in ogni caso, degli esiti del coordinamento con la guardia di finanza.

L’attività di accertamento deve essere orientata a confermare il miglioramento qualitativo dei controlli.

Un indicatore rilevante è costituito dall’incremento del valore mediano delle imposte o delle maggiori imposte accertate e definite, segnatamente.

Ferme restando le linee strategiche contenute nella presente circolare, vengono, altresì sintetizzati gli indirizzi contenuti nei documenti trasmessi alle strutture operative dell’Agenzia nel primo semestre del 2014 e le indicazioni presenti elle comunicazioni di servizio e note operative che hanno accompagnato segnalazioni, liste di soggetti e applicazioni di supporto all’attività di controllo, con riguardo:

  • alle attività di controllo fiscale destinate, in modo specifico, alle diverse macro tipologie di contribuenti e che quindi integrano nel loro complesso la peculiare strategia da adottare per ridurre i rischi di evasione/elusione che caratterizzano ciascuna delle dette macro-tipologie (attività specifiche);
  • alle attività che per loro natura non possono specificamente riferirsi alle suddette macro-tipologie di contribuenti, ma le riguardano tutte “trasversalmente”, in modo più o meno marcato (attività trasversali).

Tra gli strumenti da considerare per l’attività di analisi del rischio e di selezione delle posizioni da inserire nel piano dei controlli, si segnala che nel primo semestre del 2014 è stato messo a disposizione degli Uffici l’applicativo “Spesometro integrato”, relativo agli anni 2010 e 2011, che può costituire un importante strumento per comprendere meglio fin dalla fase di selezione i rapporti intrattenuti dai singoli operatori commerciali individuati per le attività di controllo.

Considerazione interessante anche se banale, è che con i nuovi strumenti informatici elaborati, tra cui lo “ Spesometro Integrato “ interesserà dagli anni 2010 e 2011, pertanto il contribuente dovrà ritrovare i giustificativi delle proprie spese fatte, vecchi di quasi 5 anni.

Tutti ci auguriamo che i controlli riguarderanno spese di un certo rilievo e di alto valore delle quali vuoi per tenere la garanzia vuoi perché saranno beni durevoli, si conserveranno i giustificativi cosa che beni di piccoli importi e di tipo quotidiano certamente non avverrà.

Le attività specifiche quindi sono state suddivise tenendo conto delle dimensioni dei contribuenti, quindi in :

Grandi contribuenti

Imprese di medie dimensioni

Imprese di minori dimensioni e lavoratori autonomi

Onlus, cooperative, attività agricole

Persone fisiche

GRANDI CONTRIBUENTI

Le attività riguardanti i “Grandi Contribuenti” saranno consolidate anche mediante l’analisi di ciascuna posizione fiscale (tutoraggio) in modo da assicurare una maggiore efficacia del giudizio prognostico circa la maggiore o minore rischiosità dei soggetti.

il tutoraggio potrà essere svolto mediante un sintetico aggiornamento della scheda di rischio, che potrà riguardare solo i dati relativi alle ultime dichiarazioni fiscali presentate e al bilancio di esercizio.

Appare, infine, necessario ricordare l’opportunità di indirizzare prioritariamente le attività di accertamento nei confronti di tutte quelle situazioni che richiedono la massima attenzione a tutela del credito erariale (ad esempio, in presenza di erogazione di rimborsi, la decadenza di polizze fideiussorie o situazioni debitorie di particolare rilevanza) e ai fenomeni di pianificazione fiscale aggressiva.

IMPRESE DI MEDIE DIMENSIONI

Al fine di potenziare le attività di controllo nel comparto delle imprese di medie dimensioni e migliorarne la proficuità si raccomanda l’adozione delle seguenti iniziative:

Per tale tipologia di imprese deve essere potenziata l’azione di coordinamento con gli altri organi dell’Amministrazione finanziaria, con la sperimentazione di nuovi modelli di controllo mutuati dalle esperienze maturate in relazione ai grandi contribuenti, quali il tutoraggio.

IMPRESE DI MINORI DIMENSIONI E LAVORATORI AUTONOMI

La programmazione delle attività istruttorie e di accertamento da realizzarsi deve tener conto di un’attenta analisi del rischio e di secondo degli specifici applicativi di analisi e delle liste delle posizioni trasmesse nel corso dell’ultimo periodo dello scorso anno e del primo semestre del 2014.

La norma prevede una serie di vantaggi per i contribuenti congrui, coerenti e normali che hanno assolto fedelmente all’obbligo di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.

Al fine di contrastare i fenomeni di infedele dichiarazione dei dati rilevanti per l’applicazione degli studi di settore, è tra l’altro prevista dall’articolo 39, secondo comma, lettera d-ter) la possibilità di effettuare un accertamento di tipo induttivo in caso di omessa presentazione dei modelli degli studi di settore o di indicazione di cause di esclusione o di inapplicabilità non sussistenti, nonché di infedele compilazione dei predetti modelli che comporti una differenza superiore al quindici per cento, o comunque ad euro cinquantamila, tra i ricavi o compensi stimati applicando gli studi di settore sulla base dei dati corretti e quelli stimati sulla base dei dati indicati in dichiarazione.

In generale, si ricorda che è stata di recente diffusa la metodologia aggiornata in materia di controlli da studi di settore che racchiude una sintesi della prassi, sia con riferimento all’attività istruttoria che, più strettamente, di accertamento.

Con specifico riferimento, infine, all’attività di controllo per il tramite dello strumento delle indagini finanziarie, si ricorda come tale mezzo istruttorio debba essere utilizzato solo a valle di un’attenta attività di analisi del rischio che faccia emergere significative anomalie dichiarative, preferibilmente quando è già in corso un’attività istruttoria dell’ufficio.

Lo strumento delle indagini finanziarie, da privilegiarsi nel caso di controlli nei confronti di esercenti arti e professioni la cui posizione fiscale, in considerazione   dell’attività esercitata, può essere più difficilmente riscontrabile con altre modalità istruttorie, deve sempre essere utilizzato evitando richieste di dettaglio su importi poco rilevanti e chiaramente riferibili alle normali spese personali e/o familiari e tenendo conto degli indici di capacità contributiva già conosciuti dall’ufficio in relazione al soggetto esaminato ed al suo nucleo familiare.

In tale ambito, in particolare, appare opportuno evidenziare l’importanza che assume il ricorso al contraddittorio preventivo con il contribuente, attesa la rilevanza delle presunzioni stabilite dal comma 1, n. 2, secondo periodo, dell’art. 32 del d.P.R. n. 600 del 29 settembre 1973 e gli effetti che dalle stesse potrebbero derivare.

Nel ribadire, in coerenza con la passata prassi in materia, che scopo delle indagini finanziarie è quello di ricostruire l’effettiva disponibilità reddituale del soggetto sottoposto a controllo, preme nuovamente sottolineare come le presunzioni fissate dalla citata norma a salvaguardia della pretesa erariale devono essere applicate dall’Ufficio secondo logiche di proporzione e ragionevolezza avulse da un acritico automatismo, giovandosi in via prioritaria della collaborazione del contribuente e delle dimostrazioni che questi potrà addurre a titolo di giustificazione delle operazioni finanziarie rilevate, con riguardo in particolare ai prelevamenti.

Dall’esame dell’insieme delle operazioni finanziarie rilevate e dalla valutazione della relativa coerenza complessiva rispetto alla concreta realtà economico-operativa e conseguentemente alla capacità contributiva del contribuente, infatti, l’Ufficio dovrà far discendere la scelta del metodo di accertamento, anche induttivo, da adottare e, su questa base, procedere alla valorizzazione delle risultanze delle indagini finanziarie.

ENTI NON COMMERCIALI, ONLUS E ALTRI SOGGETTI CHE FRUISCONO DI REGIMI AGEVOLATIVI (SOCIETÁ COOPERATIVE E SETTORE AGRICOLO)

Con riguardo al comparto degli enti non commerciali si ribadisce la necessità che le Direzioni Provinciali concentrino la loro attività nei confronti dei soggetti che apparentemente si presentano come non profit, ma in realtà svolgono vere e proprie attività commerciali, evitando di perseguire situazioni di minima rilevanza, che nonostante le ridotte dimensioni assumono evidente rilievo sociale in relazione al contesto in cui operano gli enti, come nei casi, ad esempio, in cui l’attività istituzionale riguardi la formazione sportiva per giovani, oppure sia rivolta ad anziani o a soggetti svantaggiati.

Del pari, l’attività di controllo nei confronti delle ONLUS deve essere specificamente

indirizzata a verificare che le attività in concreto esercitate siano effettivamente ricomprese tra quelle ritenute meritevoli dalla normativa di settore, evitando rilievi e contestazioni di carattere meramente formale che impattano negativamente sulle organizzazioni che meritoriamente operano nel mondo del volontariato.

Per quanto concerne, ancora, il regime agevolativo previsto per le società cooperative, la selezione degli Uffici deve indirizzarsi prioritariamente ai soggetti che si qualificano come cooperative, ma non risultano iscritti nel relativo Albo, nonché nei confronti di quelli per i quali vengono rilevati specifici indicatori di rischio, costituiti, tra gli altri, da crediti IVA di importo elevato non giustificati in base al settore di attività o al volume d’affari, da perdite di esercizio sistematiche che denotano situazioni apparentemente antieconomiche, da brevi periodi di attività, da evidenti incoerenze degli indicatori gestionali (quale, ad esempio, il costo del lavoro rispetto ai ricavi di vendita) o dall’omessa dichiarazione degli elementi rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.

PERSONE FISICHE

Nell’ambito dell’attività di controllo nei confronti delle persone fisiche, nel 2014 è stata data attuazione alla normativa prevista dall’art. 38, commi quarto e seguenti del D.P.R. n.600/73 e dal D.M. 24 dicembre 2012 (il cosiddetto Redditometro).

A questo riguardo è stato predisposto il nuovo applicativo informatico “VE.R.DI.”, destinato alle attività di analisi del rischio sulle persone fisiche e di ausilio alla determinazione sintetica del reddito.

Si tratta di uno strumento innovativo che sarà oggetto di implementazioni e miglioramenti volti ad ottimizzarne le funzionalità. Di conseguenza, nel corso del corrente anno lo stesso deve essere utilizzato da tutte le Direzioni Provinciali con spirito propositivo, al fine di individuare anche eventuali aspetti suscettibili di miglioramento.

Nel merito, particolarmente curata deve essere la fase preliminare della selezione dei soggetti “a rischio”, in modo da attivare il procedimento accertativo solo nei confronti di coloro che presentano scostamenti significativi tra reddito dichiarato e capacità di spesa manifestata.

L’analisi delle posizioni evidenziate dall’applicativo VE.R.DI., inoltre, dovrà essere effettuata anche avvalendosi degli altri strumenti di analisi e selezione disponibili che potrebbero indurre a privilegiare opportunamente anche altre metodologie di controllo più idonee alla fattispecie concreta.

Elemento essenziale del procedimento di controllo basato sul c.d. “redditometro” è costituito dalla valutazione attenta delle prove addotte dai contribuenti nella fase di contraddittorio, che è elemento essenziale del procedimento.

Controlli sugli oneri dedotti, sulle detrazioni di imposta e ritenute

Le posizioni segnalate sono individuate a livello centrale a seguito di specifiche attività di analisi del rischio, Resta ferma in ogni caso la possibilità da parte dell’Ufficio di attivare il controllo nei confronti di posizioni per le quali disponga di elementi specifici.

L’avvio del controllo, dal punto di vista operativo, continua ad essere gestito centralmente con la trasmissione delle richieste di documentazione di cui all’art. 36 ter, comma 3, del D.P.R. n. 600 del 1973.

Accertamenti parziali eseguiti sulla base di criteri di incrocio relativi a diverse  tipologie reddituali

Per gli accertamenti parziali automatizzati nuova applicazione G.I.A.R.A, , per l’anno 2009, alle Direzioni Provinciali ed al Centro Operativo di Pescara, segnalazioni effettuate a livello centralizzato in base ai criteri relativi alle categorie reddituali “Lavoro dipendente”, “Assegni periodici”, corrisposti al coniuge e “Locazione Fabbricati” la cui titolarità sia riconducibile al medesimo contribuente.

Con riferimento al medesimo periodo d’imposta, sono state, inoltre, segnalate alle Aree controllo delle Direzioni Provinciali, attraverso l’applicazione I.Con.A., le persone fisiche titolari dei seguenti redditi, parzialmente o totalmente non dichiarati: – fondiari da “immobili fantasma”;

– di lavoro dipendente e assimilati (tra i quali quelli derivanti da assegni periodici);

– di partecipazione in società di persone e in SRL in trasparenza;

– diversi e di lavoro autonomo abituale e non professionale;

– redditi soggetti a tassazione separata, in particolare indennità per la cessazione di rapporti di agenzia, indennità percepite per la cessazione da funzioni notarili e indennità percepite da sportivi professionisti.

ATTIVITÀ IN MATERIA DI ANTIFRODE

Le strutture antifrode centrale e regionali proseguiranno l’attività di contrasto alle frodi fiscali, coordinandosi con gli altri enti ed istituzioni che perseguono le stesse finalità di contrasto ai fenomeni di frode intracomunitaria, delle false lettere d’intento e delle compensazioni di crediti erariali inesistenti.

Si segnala il fenomeno dell’utilizzo dello strumento delle false compensazioni per il pagamento di somme iscritte a ruolo.

Sul punto si ricorda che la procedura per il Monitoraggio delle Compensazioni (Moni.C.) consente anche di effettuare analisi per l’individuazione delle compensazioni indebite connesse al pagamento di somme iscritte a ruolo.

Altro monitoraggio sarà sulle immatricolazione di autoveicoli, con particolare riguardo alle istanze inerenti le immatricolazioni con i regimi di deroga all’obbligo di versamento dell’Iva con il modello “F24.

ATTIVITÀ DI CONTRASTO ALLA EVASIONE INTERNAZIONALE

Relativamente al contrasto agli illeciti fiscali internazionali 2013, ha dotato l’Agenzia delle Entrate di nuovi ed efficaci strumenti di contrasto all’illecito trasferimento e/o detenzione all’estero di attività produttive di reddito, immediatamente operativi.

Per quanto attiene, invece, all’attività di contrasto ai fenomeni di fittizio trasferimento all’estero della residenza fiscale, il presidio, costituito dal meccanismo di controllo viene implementato dal nuovo applicativo SO.NO.RE. che permette di selezionare le persone fisiche che, pur risultando formalmente non residenti ai fini fiscali in Italia, presentano tuttavia indizi di collegamento col territorio nazionale in quanto percepiscono redditi ricorrenti, dispongono di immobili o conti correnti, ricevono afflussi di capitale.

L’applicativo permette anche di individuare le posizioni di quei soggetti stranieri che, pur vivendo e lavorando in Italia da anni e che, quindi, sono da considerare fiscalmente residenti in Italia, non hanno mai provveduto a formalizzare la propria residenza, né tantomeno adempiuto agli obblighi fiscali nazionali.

ATTIVITÀ IN MATERIA DI RISCOSSIONE

Per quanto concerne, ancora, la trattazione e la definizione delle proposte di transazione fiscale, ai sensi degli artt. 182-bis e 182-ter della Legge Fallimentare, si ricorda che le Direzioni Provinciali non sono più tenute, diversamente da quanto indicato nella circolare n. 21/E del 2011, ad inviare alla Direzione Centrale accertamento le proposte con falcidia, per i debiti tributari ed accessori, superiore a due milioni di euro.

Infine l’attività di riscossione rappresenta una priorità strategica nell’ambito degli obiettivi istituzionali dell’Agenzia delle Entrate per garantire la tempestiva insinuazione dei crediti vantati nei confronti di soggetti interessati da procedure concorsuali.

 Gianluigi Montini – commercialista –

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Pubblicato da su 6 settembre 2014 in Fiscale

 

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