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AVVOCATO VITTORIOSO IN GIUDIZIO: DISAMINA TRATTAMENTO FISCALE DELL’ONORARIO ARTT. 91 E 93 C.P.C.

12 Apr

 Spesso mi viene chiesto nei giudizi, chi è il soggetto passivo debitore in caso di vittoria ma anche come gestire l’Imposta sul Valore Aggiunto e la relativa Ritenuta d’Acconto.
Contrariamente ai rapporti privatistici, dove sono le parti a dover liquidare gli onorari ai legali; quando si instaura un contenzioso invece, è il giudice che provvede a liquidare le spese legali a carico della parte soccombente nel giudizio, sulla scorta di una specifica che il legale presenta.AVV_1
La parte soccombente quindi ha l’obbligo di assolvere al pagamento di quanto ha determinato il giudice in sentenza ma ciò può avvenire con due diverse e distinte modalità che sono novellate dal codice di procedura civile agli articoli 91, comma 1° e 93 comma 1°.
L’articolo 91, comma 1° recita : “ Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa ….. ( omissis ) “.
L’art. 93, comma 1° recita : “ Il difensore con procura può chiedere che il giudice, nella stessa sentenza in cui condanna alle spese, distragga in favore suo e degli altri difensori gli onorari non riscossi e le spese che dichiara di avere anticipate ….. omissis “.
Andiamo ad analizzare ora chi è il soggetto passivo debitore chi è il soggetto percettore dell’IVA ed infine come viene trattata la Ritenuta d’Acconto.
L’art. 91 comma 1° : il giudice dichiara la parte soccombente tenuta al pagamento delle spese, cioè alla parte debitrice nel rapporto; di contro la parte vittoriosa nel giudizio risulta essere creditrice nel rapporto; il legale difensore sarà pertanto pagato dal proprio cliente, quando lo stesso avrà ricevuto il dovuto dalla controparte.
Ora per semplificazione, visto che l’articolo vuole essere esaustivo, ma purtroppo risulta contorto se visto dall’aspetto dei soggetti, piuttosto rispetto all’ imposizione, sia indiretta che diretta esporremo per semplificazione anche degli esempi.
Esempio 1
Parti del Rapporto :
Caio persona fisica, creditore;
Tizio persona giuridica, debitore.
Sempronio legale.
Il giudice liquida in favore di Caio € 10.000 per vittoria di giudizio ed € 1.220 di spese legali omnicomprensive.
Caio dovrà ricevere da Tizio € 11.220 e stornare in favore del proprio legale Sempronio € 1.220. Sempronio dovrà emettere parcella in favore del proprio cliente Caio e trattandosi di persona fisica non verrà esposta ritenuta a titolo di acconto, ma solo IVA nella percentuale di legge.
Esempio 2
Parti del Rapporto :
Caio persona giuridica, creditore.
Tizio persona giuridica, debitore.
Sempronio legale
Il giudice liquida in favore di Caio € 10.000 per vittoria di giudizio ed € 1.268,80 di spese legali omnicomprensive.
Caio dovrà ricevere da Tizio € 11.268,80 e stornare in favore del proprio legale € 1.268,80. Sempronio dovrà emettere parcella in favore del proprio cliente Caio e trattandosi di persona giuridica verrà esposta ritenuta a titolo di acconto che Caio tratterrà e verserà nei termini di legge quale sostituto d’imposta.
A Caio dovrà essere riconosciuta il totale della parcella perchè ai fini contabili quello è il valore da portare in contabilità; la ritenuta d’acconto è invece imposta diretta che grava sulla persona contribuente, non sul professionista quanto tale.
Vediamo ora il caso dell’art. 93 comma 1° del codice procedura civile.
In questa fattispecie, abbiamo un elemento diciamo di disturbo che è dato dalla distrazione delle spese legali, le stesse vengono incassate dal legale direttamente dal debitore e non già dal proprio cliente che recupera il tutto e tacita il proprio legale.
Nasce quindi il problema chi sia il soggetto passivo al quale il legale dovrà emettere parcella, chi dovrà pagare l’IVA e se ricadente, a chi detrarre la relativa Ritenuta d’Acconto.
Andiamo per ordine.
Il D.P.R. 633/1972, all’articolo 18 parla di “ diritto di rivalsa “ in buona sostanza il soggetto che effettua la cessione di beni o prestazione di servizi imponibile deve addebitare la relativa imposta, a titolo di rivalsa, al cessionario o al committente.
Pertanto la parcella andrà emessa dal legale nei confronti del proprio cliente naturalmente compensiva di IVA.
La cassazione con Sentenza n. 3544/1982 ha affermato che la distrazione delle spese in favore del legale vittorioso e la relativa imposta hanno natura di diritto privato e non tributaria, per cui la sentenza “costituisce un titolo nuovo e diverso, rispetto a quello tributario, per pretendere il pagamento di un costo del processo corrispondente nell’ammontare all’obbligazione fiscale”.
Il legale pertanto sarà tenuto ad emettere la parcella nei confronti del proprio cliente che però lo pagherà con il denaro messo a disposizione dalla parte soccombente a seguito della distrazione delle spese in sentenza.
L’articolo 18 del D.P.R. 633/72, parla di rivalsa dell’imposta ma non da chi materialmente debba essere pagata, quindi nessuna violazione ai fini IVA.
Pur tuttavia, il legale nella parcella che presenta al proprio cliente deve inserire all’interno di essa che la solutio è avvenuta da controparte per effetto della distrazione e che la stessa è anche pagatrice dell’imposta IVA; tanto secondo quanto è pervenuta l’Amministrazione Finanziaria con la circolare n. 203/E/1994.
Da sottolineare che il soggetto soccombente – che sarà tenuto al pagamento delle spese comprensive di IVA – non è egli stesso soggetto del rapporto, ma solo un obbligato dalla sentenza per cui non intercorrendo tra egli ed il legale alcun obbligo tributario – ripeto risulta solo un tramite per il pagamento – l’imposta indiretta assolta, non sarà per egli un’imposta da poter detrarre qual’ora fosse una persona giuridica; caso non proponibile affatto se si trattasse di persona fisica.
Vediamo ora come deve essere gestita la Ritenuta d’Acconto quando il legale è tenuto a presentare la parcella al proprio cliente a seguito di distrazione delle spese legali; cioè chi sarà tenuto materialmente a detrarre l’imposta IRPEF a titolo di acconto e versarla materialmente.
Ipotesi di cui all’art. 93 c.p.c.
La fattispecie dell’art. 91 c.p.c. infatti, non sembra dare alcun dubbio in merito, risulta palese la procedura da adottare sia per quanto scritto che dall’esempio numerio esposto.
L’articolo 25 del D.P.R. n. 600/1973 statuisce l’obbligo della ritenuta sulle prestazioni di lavoro autonomo, “ancorché …rese a terzi o nell’interesse di terzi”.In questo caso lo spirito della legge vuole essere quello di attribuire l’onere di operare la ritenuta a carico di colui che materialmente assolve all’adempimento anche se fatto nell’interesse di un terzo. Ecco allora evidente che la ritenuta a titolo di acconto IRPEF, andrà operata da colui che effettivamente eroga il compenso, quindi la parte soccombente nel giudizio anche, se di fatto non è il committente della prestazione professionale.
La giurisprudenza prevalente è orientata in tal modo, al riguardo la sentenza della Cassazione n. 3843/1995, successivamente la sentanza della cassazione n. 9332/1996 e la Circolare Ministeriale n. 203/1994.

Gianluigi Montini – commercialista –

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Pubblicato da su 12 aprile 2015 in Fiscale

 

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