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SISMA BONUS 2018

SISMA BONUS 2018

Il sisma bonus 2018 è una agevolazione di tipo fiscale che il governo ha istituito a partire dal 01/gennaio/ 2017 e con termine al 31 /dicembre/ 2021 ; essa è stata introdotta con la precedente legge di bilancio.

In buona sostanza i cittadini proprietari di singola unità abitativa o anche di condomini, possono rendere il proprio fabbricato antisismico, facendo i dovuti lavori, e poter detrarre dalle tasse quota parte del costo sostenuto.

Il beneficio del sisma bonus 2018 vale per tutte quelle spese sostenute dal 01/gennaio 2017 e fino al 31/12/2021.

Vediamo quali sono i beni immobili che ricadono in questo beneficio.

I contribuenti titolari  di prima casa, quelli titolari di seconda casa, i condomini, alla data odierna restano esclusi i locali adibiti ad azienda ed i capannoni artigianali/industriali; ma con l’attuale finanziaria potrebbero essere inseriti.

Per beneficiare del sisma bonus, le unità immobiliare devono ricadere nella zona a sismicità 1 – altissima pericolosità  sismica – zona a sismicità 2, alta pericolosità sismica e zona a sismicità 3, media pericolosità sismica.

Lo sconto in termini di detrazione fiscale è previsto per le “unità immobiliari singole” nella misura del :

50% per tutti quei lavori di adeguamento antisismico;

70% per tutti quei lavori  di adeguamento antisismico con il passaggio ad una classe inferiore di rischio terremoto;

80% per tutti quei lavori  di adeguamento antisismico con il passaggio a due classi inferiori di rischio terremoto;

per gli interventi di riduzione rischio sismico effettuati sulle “parti comuni dei condomini e intero edificio”, nella misura del:

75% per tutti quei lavori di adeguamento antisismico che portano al passaggio di una classe inferiore;

85% per tutti quei lavori di adeguamento antisismico che portano al passaggio di due classi inferiori;

Circa la spesa massima oggetto dei lavori per la quale si può beneficiare delle agevolazioni fiscali, vediamo che essa è stabilita nella misura massima di euro 96.000, comprensiva delle spese che servono per effettuare classificazione e verifica sismica degli immobili.

Lo sconto sisma bonus, deve essere recuperato in 5 quote annuali di pari importo.

Il credito d’imposta può essere ceduto a soggetti terzi o all’impresa, in modo tale da permettere ai condomini incapienti, di poter fruire dell’agevolazione, le modalità di concessione e cessione del credito, saranno poi chiarite dall’Agenzia delle Entrate.

Infine ma non meno importante vediamo nel dettaglio quali sono le zone 1, 2 e 3 a rischio sismico:

Zona 1 – Sismicità alta: è quella a più alta pericolosità sismica, dove cioè si possono verificare forti terremoti e comprende 708 comuni, tra cui quelli dove si sono registrati gli ultimi terremoti più forti (Abruzzo, Friuli, Campania, Calabria, Marche, Lazio) [PGA oltre 0,25g.]

Zona 2 – Sismicità media [PGA fra 0,15 e 0,25g], vi rientrano 2.345 Comuni in cui potrebbero verificarsi terremoti abbastanza forti;

Zona 3 – Sismicità bassa  [PGA fra 0,05 e 0,15g], vi rientrano i Comuni che potrebbero essere soggetti a terremoti modesti.

Zona 4 – Sismicità molto bassa [PGA inferiore a 0,05g], è la meno esposta al verificarsi di eventi sismici.

Gianluigi Montini – commercialista –

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Pubblicato da su 19 novembre 2017 in Fiscale

 

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AVVIAMENTO COMMERCIALE IL CALCOLO AI FINI DELL’IMPOSTA DI REGISTRO

 In un mercato altalenante è sempre più frequente imbattersi in clienti che vogliono cedere la propria attività  d’impresa; di contro altrettante sono le persone che sfiduciate dalla mancanza di lavoro dipendente, tentano acquisendo un’attività a basso costo di mettersi in proprio.

Ecco che il professionista si trova a dover predisporre la valutazione dell”azienda oggetto della cessione, aspetto fondamentale dove porre molta attenzione è quello della valutazione dell’avviamento commerciale, valutazione che poi verrà trasfuso con separata esposizione nell’atto di cessione d’azienda; da esso scaturirà la tassazione ai fini dell’imposta di registro e dove contestato un maggior valore accertato.Avviamento

Nella prassi, infatti, la gran parte degli accertamenti/contestazioni che l’amministrazione finanziaria fa su tali atti è relativa alla determinazione dell’imposta di registro legata alla valutazione dell’avviamento.

Complesso è determinare con certezza tale valore in quanto giocano notevoli variabili che possono essere favorevoli ma a volte sfavorevoli alla determinazione del valore dell’avviamento.

Il Ministero delle Finanze, non risolve il problema in modo esaustivo ma, con l’emanazione del DPR 31 luglio 1996 n. 460, fissava le modalità di applicazione dell’accertamento con adesione in materia di imposta di registro ed all’ art. 2 comma 4 del detto decreto, le modalità del calcolo del valore dell’avviamento delle aziende ai fini specifici della tassazione dell’imposta di registro; metodo comunque di tipo forfettario e non matematico.

In particolare detto valore veniva determinato sulla base degli gli elementi che venivano desunti dagli studi di settore o, in difetto, sulla base della percentuale di redditività applicata sulla media dei ricavi accertati o, in mancanza, dichiarati ai fini delle imposte sui redditi negli ultimi tre periodi di imposta anteriori a quello in cui è intervenuta la cessione, moltiplicata per tre, fermo restando che la percentuale di redditività non poteva essere inferiore al rapporto tra il reddito di impresa e i ricavi accertati o, in mancanza, dichiarati ai fini delle stesse imposte e nel medesimo periodo; il moltiplicatore doveva essere ridotto da tre a due nei casi in cui ricorreva ameno una delle seguenti situazioni:
A) – l’attività fosse iniziata entro i tre periodi di imposta precedenti a quello in cui è intervenuto il trasferimento;
B) – l’attività non fosse stata esercitata, per almeno la metà del normale periodo di svolgimento, nell’ultimo periodo precedente a quello in cui è intervenuto il trasferimento;
C) – qualora l’attività fosse svolta presso locali condotti in locazione, la durata residua del relativo contratto di locazione risultasse inferiore a dodici mesi.

Tuttavia tale metodo, pur abrogato con l’entrata in vigore del DLGS. 19 giugno 1997 n. 218, in particolare l’articolo 2, comma 4 del detto DRP, veniva ripreso con la comunicazione di servizio n. 52 del 25 luglio 2003, dove l’Agenzia delle Entrate specificava che il contribuente, in ipotesi di cessione d’azienda, poteva determinare il valore dell’avviamento secondo il metodo di calcolo previsto dall’art. 2 comma 4 del DPR 460/96.

Si ritorna al passato.

Tale metodo, come abbiamo già sopra detto, non ha la certezza di determinare la valutazione dell’avviamento ma da comunque un’indicazione di massima, un riferimento attendibile sul quale lavorare.

Vediamo ora un esempio pratico

           AZIENDA CEDUTA NELL’ANNO 2014 CHE PRESENTA I SEGUENTI DATI FISCALI

  ANNO         REDDITO IMPONIBILI           RICAVI IMPONIBILI          REDDITIVITÀ IN PERCENTUALE

 ——————————————————————————————————————————————

2011                       180.000                               2.000.000                                          9,00%
2012                       120.000                               1.500.000                                          8,00%
2013                       100.000                               1.100.000                                          9,09%
2014                         90.000                                  800.000                                        11,25%

La percentuale di redditività non potrà essere inferiore al 11,25% cioè alla percentuale di redditività riferita al periodo d’imposta nel quale si è avuta la cessione d’azienda.

Vediamo ora l’altro parametro cioè la media dei ricavi relativa ai 3 periodi d’imposta precedente il periodo in cui si è avuta la cessione, nella fattispecie : anno 2011,2012,2013; tale media è : € 1.533.333.

Quindi si prenderà il valore medio determinato di € 1.533.333 e si moltiplicherà per la percentuale risultante dell’ 11,25%; il risultato, pari ad € 172.500 si moltiplicherà per 3;
Totale = € 517.500
In caso vi siano i presupposti per applicare alla media dei ricavi il moltiplicatore di 2 anziché di 3, l’avviamento avrà il valore di € 345.000.

Gianluigi Montini – commercialista –

 
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Pubblicato da su 14 aprile 2015 in Fiscale

 

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AVVOCATO VITTORIOSO IN GIUDIZIO: DISAMINA TRATTAMENTO FISCALE DELL’ONORARIO ARTT. 91 E 93 C.P.C.

 Spesso mi viene chiesto nei giudizi, chi è il soggetto passivo debitore in caso di vittoria ma anche come gestire l’Imposta sul Valore Aggiunto e la relativa Ritenuta d’Acconto.
Contrariamente ai rapporti privatistici, dove sono le parti a dover liquidare gli onorari ai legali; quando si instaura un contenzioso invece, è il giudice che provvede a liquidare le spese legali a carico della parte soccombente nel giudizio, sulla scorta di una specifica che il legale presenta.AVV_1
La parte soccombente quindi ha l’obbligo di assolvere al pagamento di quanto ha determinato il giudice in sentenza ma ciò può avvenire con due diverse e distinte modalità che sono novellate dal codice di procedura civile agli articoli 91, comma 1° e 93 comma 1°.
L’articolo 91, comma 1° recita : “ Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa ….. ( omissis ) “.
L’art. 93, comma 1° recita : “ Il difensore con procura può chiedere che il giudice, nella stessa sentenza in cui condanna alle spese, distragga in favore suo e degli altri difensori gli onorari non riscossi e le spese che dichiara di avere anticipate ….. omissis “.
Andiamo ad analizzare ora chi è il soggetto passivo debitore chi è il soggetto percettore dell’IVA ed infine come viene trattata la Ritenuta d’Acconto.
L’art. 91 comma 1° : il giudice dichiara la parte soccombente tenuta al pagamento delle spese, cioè alla parte debitrice nel rapporto; di contro la parte vittoriosa nel giudizio risulta essere creditrice nel rapporto; il legale difensore sarà pertanto pagato dal proprio cliente, quando lo stesso avrà ricevuto il dovuto dalla controparte.
Ora per semplificazione, visto che l’articolo vuole essere esaustivo, ma purtroppo risulta contorto se visto dall’aspetto dei soggetti, piuttosto rispetto all’ imposizione, sia indiretta che diretta esporremo per semplificazione anche degli esempi.
Esempio 1
Parti del Rapporto :
Caio persona fisica, creditore;
Tizio persona giuridica, debitore.
Sempronio legale.
Il giudice liquida in favore di Caio € 10.000 per vittoria di giudizio ed € 1.220 di spese legali omnicomprensive.
Caio dovrà ricevere da Tizio € 11.220 e stornare in favore del proprio legale Sempronio € 1.220. Sempronio dovrà emettere parcella in favore del proprio cliente Caio e trattandosi di persona fisica non verrà esposta ritenuta a titolo di acconto, ma solo IVA nella percentuale di legge.
Esempio 2
Parti del Rapporto :
Caio persona giuridica, creditore.
Tizio persona giuridica, debitore.
Sempronio legale
Il giudice liquida in favore di Caio € 10.000 per vittoria di giudizio ed € 1.268,80 di spese legali omnicomprensive.
Caio dovrà ricevere da Tizio € 11.268,80 e stornare in favore del proprio legale € 1.268,80. Sempronio dovrà emettere parcella in favore del proprio cliente Caio e trattandosi di persona giuridica verrà esposta ritenuta a titolo di acconto che Caio tratterrà e verserà nei termini di legge quale sostituto d’imposta.
A Caio dovrà essere riconosciuta il totale della parcella perchè ai fini contabili quello è il valore da portare in contabilità; la ritenuta d’acconto è invece imposta diretta che grava sulla persona contribuente, non sul professionista quanto tale.
Vediamo ora il caso dell’art. 93 comma 1° del codice procedura civile.
In questa fattispecie, abbiamo un elemento diciamo di disturbo che è dato dalla distrazione delle spese legali, le stesse vengono incassate dal legale direttamente dal debitore e non già dal proprio cliente che recupera il tutto e tacita il proprio legale.
Nasce quindi il problema chi sia il soggetto passivo al quale il legale dovrà emettere parcella, chi dovrà pagare l’IVA e se ricadente, a chi detrarre la relativa Ritenuta d’Acconto.
Andiamo per ordine.
Il D.P.R. 633/1972, all’articolo 18 parla di “ diritto di rivalsa “ in buona sostanza il soggetto che effettua la cessione di beni o prestazione di servizi imponibile deve addebitare la relativa imposta, a titolo di rivalsa, al cessionario o al committente.
Pertanto la parcella andrà emessa dal legale nei confronti del proprio cliente naturalmente compensiva di IVA.
La cassazione con Sentenza n. 3544/1982 ha affermato che la distrazione delle spese in favore del legale vittorioso e la relativa imposta hanno natura di diritto privato e non tributaria, per cui la sentenza “costituisce un titolo nuovo e diverso, rispetto a quello tributario, per pretendere il pagamento di un costo del processo corrispondente nell’ammontare all’obbligazione fiscale”.
Il legale pertanto sarà tenuto ad emettere la parcella nei confronti del proprio cliente che però lo pagherà con il denaro messo a disposizione dalla parte soccombente a seguito della distrazione delle spese in sentenza.
L’articolo 18 del D.P.R. 633/72, parla di rivalsa dell’imposta ma non da chi materialmente debba essere pagata, quindi nessuna violazione ai fini IVA.
Pur tuttavia, il legale nella parcella che presenta al proprio cliente deve inserire all’interno di essa che la solutio è avvenuta da controparte per effetto della distrazione e che la stessa è anche pagatrice dell’imposta IVA; tanto secondo quanto è pervenuta l’Amministrazione Finanziaria con la circolare n. 203/E/1994.
Da sottolineare che il soggetto soccombente – che sarà tenuto al pagamento delle spese comprensive di IVA – non è egli stesso soggetto del rapporto, ma solo un obbligato dalla sentenza per cui non intercorrendo tra egli ed il legale alcun obbligo tributario – ripeto risulta solo un tramite per il pagamento – l’imposta indiretta assolta, non sarà per egli un’imposta da poter detrarre qual’ora fosse una persona giuridica; caso non proponibile affatto se si trattasse di persona fisica.
Vediamo ora come deve essere gestita la Ritenuta d’Acconto quando il legale è tenuto a presentare la parcella al proprio cliente a seguito di distrazione delle spese legali; cioè chi sarà tenuto materialmente a detrarre l’imposta IRPEF a titolo di acconto e versarla materialmente.
Ipotesi di cui all’art. 93 c.p.c.
La fattispecie dell’art. 91 c.p.c. infatti, non sembra dare alcun dubbio in merito, risulta palese la procedura da adottare sia per quanto scritto che dall’esempio numerio esposto.
L’articolo 25 del D.P.R. n. 600/1973 statuisce l’obbligo della ritenuta sulle prestazioni di lavoro autonomo, “ancorché …rese a terzi o nell’interesse di terzi”.In questo caso lo spirito della legge vuole essere quello di attribuire l’onere di operare la ritenuta a carico di colui che materialmente assolve all’adempimento anche se fatto nell’interesse di un terzo. Ecco allora evidente che la ritenuta a titolo di acconto IRPEF, andrà operata da colui che effettivamente eroga il compenso, quindi la parte soccombente nel giudizio anche, se di fatto non è il committente della prestazione professionale.
La giurisprudenza prevalente è orientata in tal modo, al riguardo la sentenza della Cassazione n. 3843/1995, successivamente la sentanza della cassazione n. 9332/1996 e la Circolare Ministeriale n. 203/1994.

Gianluigi Montini – commercialista –

 
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Pubblicato da su 12 aprile 2015 in Fiscale

 

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CARTELLE ESATTORIALI PERCHE’ IMPUGNARLE

 Analizzando una cartella di pagamento, nella sezione che riguarda gli importi si potrà facilmente notare che non è dato assolutamente sapere e neanche capire in che modo gli interessi siano stati calcolati, che aliquota sia stata applicata, i giorni e la metodologia di calcolo, il tutto al fine di addivenire alla giusta pretesa tributaria.

Essendo la cartella esattoriale un atto impositivo destinato a procurare effetti sulla sfera patrimoniale del contribuente, questa deve essere adeguatamente motivata. CartellaEsattorile

Ed è’ appunto l’Ente titolare del credito (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, ecc.) nonché autore delle iscrizioni a ruolo che è tenuto a fornire all’Agente di riscossione tali informazioni così che, l’Agente possa correttamente riportarle in cartella, ma ciò sistematicamente non avviene.

Ecco quindi, che viene data possibilità opporle per carenza di motivazione in quanto non debitamente documentate, sia ai sensi dell’art. 3 della legge 241/90 e sui decreti attuativi che, dell’art. 7 dello Statuto del Contribuente, Legge 212 del 2000.

Molte sono state le Commissioni Tributarie dei vari ordini e gradi che hanno dato ragione al contribuente che ha esposto dette doglianze in sede di ricorso.

Cito a solo titolo esemplificativo ma non esaustivo le

Commissione Tributaria Provinciale di Napoli

Commissione Tributaria Provinciale di Torino

Commissione Tributaria Provinciale di Como

Commissione Tributaria Provinciale di Genova

Inoltre :

Commissioni Tributaria Regionale di Torino

e ancora

Corte di Cassazione Sezione Civile del 2013

Corte di Cassazione Sezione Tributaria del 2008 e del 2012

Quindi ampia è la giurisprudenza di tutti gli ordini e gradi ( non solo quella citata) che ha dato ragione al contribuente per quanto sopra accennato, provvedendo ad una pronunzia di annullamento della cartella esattoriale.

Qualora il provvedimento impugnato risultasse viziato da carenza di motivazione, il giudice tributario deve limitarsi ad una mera pronuncia di annullamento, senza proseguire ulteriormente l’indagine sull’effettiva sussistenza del debito di imposta e sostituirsi quindi all’Amministrazione finanziaria.

Questo è orami orientamento consolidato.

Altri poi possono essere le eccezioni per poter validamente impugnare una cartella esattoriale, ad esempio termini prescrizionali, difetti di notifica, mancanza di relata di notifica o suo errore, possibili carenze di fogli, eventuale carenza della causale, mancata esposizione della data di esecutività del ruolo.

Su quanto detto torneremo ampiamento in altri articoli riguardanti le cartelle esattoriali.

Concludo pertanto, affermando di non dare mai per scontato che una cartella esattoriale sia qualcosa dalla quale non potersi difendere quindi come qualcosa invalicabile.

E’ opportuno però che un’analisi della stessa venga fatta da un professionista della materia, un avvocato o un commercialista che possa dare precisa attenzione e giusta consulenza.

Puoi richiedere consulenza su tale argomento contattando l’indirizzo email :

studiomontini@hotmail.it

Gianluigi Montini – commercialista –

 
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Pubblicato da su 28 febbraio 2015 in Fiscale

 

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CU 2015 – TERMINE ULTIMO 9 MARZO

L’Agenzia delle Entrate, con provvedimento n. 4790 del 15 gennaio 2015, pubblicato sul sito istituzionale, ha presentato la versione definitiva della nuova Certificazione Unica (CU 2015).

La novità maggiore è che la Certificazione Unica sostituirà, oltre al vecchio modello CUD, anche la certificazione dei compensi degli autonomi sino ad oggi emessa in forma libera su carta intestata dell’azienda.

Pertanto dall’anno 2015 e per il periodo d’imposta 2014, tutti i sostituti d’imposta dovranno trasmettere in via telematica all’Agenzia delle Entrate, “ le certificazioni relative ai redditi di lavoro dipendente “, ai redditi di lavoro autonomo e ai redditi diversi, CU2015che sono state rilasciate entro il 28 febbraio.

La trasmissione telematica può essere fatta direttamente dai sostituti d’imposta o dietro incarico dagli intermediari abilitati.

Ultimo giorno per poter effettuare l’invio telematico, all’Agenzia delle Entrate, dei dati relativi alle certificazioni uniche è il 7 marzo 2015, ma essendo sabato e l’8 marzo, domenica, sarà il giorno 9 il termine ultimo.

L’Agenzia delle Entrate ha predisposto per l’invio:

Un Frontespizio nel quale devono essere riportate tutte le informazioni relative al tipo di comunicazione, ai dati del sostituto d’imposta, ai dati relativi al rappresentante firmatario della comunicazione, alla firma della comunicazione e alla data dell’ impegno alla presentazione telematica;

Un Quadro CT nel quale vengono riportate tutte le informazioni riguardanti la ricezione in via telematica dei dati relativi ai mod.730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate;

Una Certificazione Unica 2015 nella quale vengono riportati i dati fiscali e previdenziali relativi alle certificazioni lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale e alle certificazioni lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi.

Si precisa che tutte le certificazioni uniche rilasciate dai sostituti d’imposta devono essere inviate all’Agenzia delle Entrate, anche qualora attestassero tipologie reddituali per le quali il dettato normativo non ne aveva previsto la predisposizione per la dichiarazione dei redditi precompilata.

La Certificazione Unica 2015 dei sostituti d’imposta, deve essere consegnata, in duplice copia, al contribuente (dipendente, pensionato, percettore di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente nonché percettore di redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi ), dai sostituti d’imposta o enti eroganti e dagli enti pubblici o privati che erogano trattamenti pensionistici, entro il 28 febbraio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono i redditi certificati ovvero entro 12 giorni dalla richiesta del dipendente in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

È facoltà del sostituto d’imposta trasmettere al contribuente la certificazione in formato elettronico, purché sia garantita allo stesso la possibilità di entrare nella disponibilità della medesima e di poterla materializzare per i successivi adempimenti. Tale modalità di consegna, pertanto, potrà essere utilizzata solo nei confronti di quanti siano dotati degli strumenti necessari per ricevere e stampare la certificazione rilasciata per via elettronica mentre deve essere esclusa, a titolo di esempio, nelle ipotesi in cui il sostituto sia tenuto a rilasciare agli eredi la certificazione relativa al soggetto deceduto ovvero quando il dipendente abbia cessato il rapporto di lavoro. Resta, dunque, in capo al sostituto d’imposta l’onere di accertarsi che ciascun soggetto si trovi nelle condizioni di ricevere in via elettronica la certificazione, provvedendo, diversamente, alla consegna in forma cartacea.

I modelli e le relative istruzioni sono prelevabili gratuitamente dal sito Internet dell’Agenzia delle Entrate http://www.agenziaentrate.gov.it oppure da quello del Ministero dell’Economia e delle Finanze www.finanze.gov.it.

Gianluigi Montini – commercialista –

 
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Pubblicato da su 18 febbraio 2015 in Fiscale

 

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CARTELLE ESATTORIALI: MINI CONDONO

 Sappiamo che Equitalia è una società di riscossione principalmente per conto dell’Erario, e di altri enti come INPS, INAIL ma anche di molte amministrazioni comunali.

Equitalia ogni tre anni, deve inviare agli enti per i quali cura la riscossione, un report con l’elenco delle cartelle che non è riuscita a riscuotere e che quindi nel trienni di riferimento sono inesigibili.

Dato che questa resocontazione Equitalia non lo ha mai eseguita, si sono accumulate migliaia di verifiche per un controvalore di miliardi di euro, si stima oltre 500.

Con la legge di stabilità 2015, si è pertanto stabilito con una norma diciamo di interesse generale rappresentata dal comma 688, in sostanza un minicondono per tutti coloro che risultano debitori presso Equitalia2l’Erario, l’INPS, INAIL ed amministrazioni comunali di cartelle d’importo pari o inferiore a euro 300 che appunto Equitalia non è stata in grado di riscuotere né ha reportato ai legittimi creditori. – Secondo la nuova sanatoria, in vigore dal 1° gennaio 2015, il tempo stimato per recuperare gli arretrati è di tre anni; dall’invio della cartella esattoriale Equitalia, ha appunto un termine triennale per riscuotere la debitoria, in caso contrario, cioè se non fosse riuscita a rientrare dal debito, la cartella verrebbe considerata inesigibile.

Importante formulazione della norma è che non servirà effettuare alcuna richiesta diciamo per beneficiare di detto condono in quanto debiti verranno, depennati d’ufficio cioè automaticamente anche qual’ora vi siano più cartelle a carico del contribuente/debitore, unica condizione è il rispetto dell’importo limite previsto dalla legge cioè i famosi euro 300.

Vediamo nello specifico la procedura come funzionerà. L’arco temporale sarà dall’anno 2000 all’anno 2014, quindi quattordici anni.

Ogni 12 mesi si andrà indietro di un anno, partendo dall’anno più recente cioè il 2014 i cui invii dovranno essere evasi entro l’anno 2017; nel 2018 saranno gestite quelle afferenti l’anno 2013; nel 2019 quelle del 2012 e così via fino a risalire alle cartelle del 2000 che avranno tempo per essere elaborate fino all’ anno 2031.

Il beneficio grosso risulterà solo per i debitori di vecchie cartelle, mentre quelle datate 2014 dovranno essere pagate o attendere i tre anni, affinchè possano, in caso Equitalia non fosse rientrata del debito, diventare inesigibili, quindi condonate.

Spirito della norma quindi è quello di estinguere quei casi di vecchia data rimasti in sospeso, eliminando buona parte delle cartelle esattoriali di modica cifra, che non sono state pagate e che, in buona sostanza non lo saranno mai.

Gianluigi Montini – commercialista –

 
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Pubblicato da su 14 febbraio 2015 in Fiscale

 

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IL PROSSIMO RAVVEDIMENTO OPEROSO…. QUASI UN MINI CONDONO

Solo il 10 settembre, poco più di un mese fa, parlavo dell’istituto del ravvedimento operoso, dicendo che era stato istituito con legge del 1990 n. 408 e poi meglio disciplinato dal D. Lgs. n.472 del 1997, pertanto 17 anni or sono quindi un istituto giuridico che oramai sembrava consolidato dal tempo, invece proprio di questi giorni la Legge di Stabilità 2015 RAVV7del governo Renzi, con un Decreto Legislativo, modifica in modo radicale l’istituto del ravvedimento Operoso.

Non starò a riepilogare come il ravvedimento diciamo alla vecchia maniera, funzionava e principalmente i termini della sanatoria, in quanto basta cliccare sul link di seguito evidenziato “” IL RAVVEDIMENTO …. OVVEROSIA COME METTERSI IN REGOLA CON IL FISCO “” e sarà possibile leggere per intero il precedente articolo; ma illustrerò le novità che entreranno in vigore.

La nuova formulazione del ravvedimento prevede che il contribuente potrà beneficiare di questa facoltà, non più entro termini canonici stabiliti, ma i termini di utilizzo saranno legati al termine di decadenza dell’accertamento. Pertanto finché il fisco non notificherà regolare accertamento, sarà sempre possibile ravvedere l’imposta maturata e non versata. Stessa preclusione si avrà per il contribuente oltre che con la notifica dell’avviso di accertamento anche con la notifica degli avvisi di liquidazione comprese le liquidazioni automatiche notificate direttamente degli uffici centrali dell’Agenzia delle Entrate.

Quindi si nota una modifica sostanziale non tanto nei termini ma nel principio dell’istituto giuridico, in quanto si desume che sarà possibile ravvedersi fino alla notifica stessa del Processo Verbale di Constatazione, pertanto anche ben oltre il termine dell’avviso di accertamento ma addirittura si potrà attendere l’esito della verifica con la notifica del PVC.

Il ravvedimento riguarderà i tributi amministrativi, le omissioni, gli errori, i ritardi ecc., ma non le omesse o ritardati invii delle dichiarazioni ( francamente avrei avuto piacere se fosse stata prevista anche questa fattispecie ) .

Ritengo che più che un ravvedimento operoso, si tratti quasi di un mini condono fiscale, in quanto si può chiudere il rapporto con il fisco oramai a carte scoperte quando i controlli sono in atto.

Circa i vantaggi in termini proprio percentuali, vediamo che l’attuale 1/8 del 100% cioè il 12,50% della sanzione, che con il vecchio modo di ravvedersi, si pagava entro “ il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno del quale è stata commessa la violazione “” , oggi con la nuova

normativa, 1/8 del 100% andremo a pagarlo già dal “” novantunesimo giorno successivo e fino a entro il termine di presentazione di presentazione della dichiarazione relativa all’anno del quale è stata commessa la violazione “”.

Vedi l’esempio in basso riportato, rapportato ad una omissione d’ imposta di € 1.000,00. 

esempio di Ravvedimento Operoso

Gianluigi Montini – commercialista –

 
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Pubblicato da su 19 ottobre 2014 in Fiscale

 

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